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La Cellulite

 

Il tessuto sottocutaneo grasso

 

Il tessuto sottocutaneo grasso, o pannicolo adiposo, è un tessuto costituito da fibre e grasso che si trova tra il derma (strato cutaneo localizzato sotto l’epidermide) e la fascia muscolare.

E’ lo strato più profondo della pelle, e stabilisce un legame debole tra questa e gli organi più interni che essa ricopre, permettendo lo scivolamento dell’una sugli altri.

 

Le sue funzioni principali sono:

 

proteggere i tessuti più profondi da eventuali traumi, limitare la dispersione termica, contribuendo a mantenere costante la temperatura corporea, (coibenta in un certo senso il nostro organismo), rappresentare una riserva di energia.

Il tessuto adiposo è formato da tre componenti principali: i lipociti, le trabecole fibrose (fibre di sostegno, come "travi" che attraversano il tessuto) ed i vasi sanguigni.

I lipociti (o adipociti) sono cellule che hanno la capacità di sintetizzare e immagazzinare trigliceridi nel loro interno.

I trigliceridi sono assunti dal sangue già scissi in glicerolo e acidi grassi, ed appartengono sostanzialmente a due categorie: i lipidi alimentari, trasportati dalle cellule intestinali prima nei vasi linfatici e poi in quelli sanguigni, ed i lipidi sintetizzati nel fegato e trasportati nel sangue sotto forma di lipoproteine.

La cellula adiposa, oltre ad assumere lipidi dal sangue circolante, è in grado di sintetizzarli a partire dal glucosio, e sia l’assunzione del glucosio che la sintesi degli acidi grassi sono sotto il controllo ormonale, soprattutto dell’insulina.

Quando l’adipocita contiene pochi lipidi questi si accumulano sotto forma di piccole gocce sparse nel citoplasma; ma via via che i grassi aumentano, le gocce si fondono, formandone altre più grosse, fino a che tutta la cellula si trasforma in una grande goccia di grasso.

I lipociti si raggruppano tra di loro formando dei lobuli; ed ogni lobulo, separato dagli altri circostanti da un setto fibroso, possiede nervi, vasi sanguigni e linfatici propri.

L’abbondanza della vascolarizzazione dell’adipocita è tale che quasi tutte le cellule hanno a livello citoplasmatico contatti con il capillare.

Il tessuto adiposo ha un letto capillare comparativamente molto più ricco del muscolo. Il grasso contenuto negli adipociti costituisce la principale riserva di energia dell’organismo.

Quando gli alimenti ingeriti non sono sufficienti per il fabbisogno energetico, il corpo può produrre energia attraverso la combustione dei grassi contenuti negli adipociti.

Invece, quando le sostanze nutritizie introdotte apportano una quantità di energia superiore a quella di cui l’organismo ha bisogno, le cellule ipodermiche si sviluppano in modo esagerato, formando un pannicolo di alcuni centimetri di spessore, e le persone tendono all’obesità.

I lipociti possono aumentare o diminuire di volume e numero a seguito di stimoli vari nell’arco della vita, e, come conseguenza, anche lo sviluppo e la distribuzione del tessuto adiposo varia.

In soggetti normali, il numero complessivo di adipociti è stato valutato ammontare a circa 30 miliardi, ed il loro peso medio varia da 0,40 µg, in individui giovani, a 0,50-0,60 µg negli adulti di età media.

Anche fattori ereditari, familiari o di razza sono coinvolti.

Il metabolismo del tessuto adiposo è influenzato inoltre da numerosi ormoni e stimoli neuro-endocrini.

Gli ormoni tiroidei, l’adrenalina e la noradrenalina ne inducono il catabolismo (mobilitazione delle riserve), mentre gli ormoni surrenalici e quelli gonadici hanno una azione anabolica (accumulo di grassi).

Le modificazioni durante la pubertà rivelano la dipendenza dei lipociti dagli ormoni sessuali, soprattutto nella donna, in cui tale relazione è particolare per tutta la durata del periodo fertile.

 

Che cosa significa il termine "cellulite".

 

Etimologicamente, il termine "cellulite", cellul. + ITE (in medicina il suffisso –ITE, indica un’infiammazione, o una malattia caratterizzata da infiammazione), suggerisce una patologia tissutale di origine infiammatoria.

In realtà, questo tipo di lesione, prima estetica, poi funzionale, è sostenuta solo in un secondo tempo da fattori irritativi ed infiammatori.

Questa parola, anche se non esatta, è però ormai entrata nel linguaggio comune, e da tutti accettata per indicare un particolare tipo di problema che coinvolge il pannicolo adiposo: lipertrofia pannicolo-lobulare o pannicolopatia edemato-fibrosclerotica o liposclerosi.

Perché compare la cellulite.

 

La genesi della cellulite è stata argomento di numerosi studi, ed ancora oggi non è del tutto chiarita.

Alcuni ricercatori ritengono che la causa iniziale risieda in un difetto circolatorio a livello dei setti che separano tra loro i lobuli, costituiti dall’associazione di più adipociti. Si produrrebbe di conseguenza uno stato edematoso, cui seguirebbe una sclerosi dei setti ed infine una alterazione del metabolismo dei lipociti.

Concordemente con tale tesi è stato coniato il termine: dermopannicolopatia edematofibrosclerotica per indicare la patologia cellulitica.

A questa teoria, non supportata da prove definitive, ne viene però contrapposta un’altra.

Per altri autori si tratterebbe infatti di una risposta trofica dell’adipocita (che da 50 µ può arrivarne a misurare 150 µ) a stimoli endocrini e/o neuroendocrini e i danni vascolari, l’edema e la fibrosi, sarebbero conseguenti alla compressione dovuta alla ipertrofia dei lobuli.

Questa teoria, è avvalorata da alcuni dati clinici: la cellulite, o ipertrofia pannicolo-lobulare localizzata, si manifesta infatti in età puberale, si accompagna ad altre disendocrinopatie (disturbi funzionali ghiandolari), ed ha carattere familiare.

La conclusione, ad oggi, sembra comunque portare a dire che l’insorgenza della cellulite dipende da più fattori che contribuiscono a determinarla, ed è difficile stabilire una priorità o una sequenzialità tra di loro, perché legata a caratteristiche individuali.

Certamente squilibri ormonali e disturbi circolatori, evidenziati dalle due teorie, precedentemente descritte, sono le principali cause di questa patologia.

 

Fattori predisponenti e scatenanti il processo cellulitico.

 

La cellulite è caratterizzata da un’abnorme accumulo di grasso in particolari distretti corporei (preferenzialmente natiche, cosce, ginocchia e braccia), dove, per difficoltà primarie o secondarie, si ha un rallentamento della circolazione emolinfatica.

Si verifica così una tendenza al ristagno delle scorie metaboliche, con iniziale intossicazione locale e conseguente infiammazione.

Caratteristica costante del processo cellulitico è la difficile soluzione del circolo vizioso che si viene a creare, per cui la lesione tende ad automantenersi, e, se non affrontata tempestivamente, a peggiorare gradualmente.

A differenza della normale adiposità generalizzata o localizzata, caratteristica di chi tende ad ingrassare, la cellulite si manifesta come un particolare fenomeno localizzato che interessa il tessuto adiposo, che può coesistere con l’obesità, ma può presentarsi anche in individui assolutamente non inclini ad ingrassare.

Quando si aumenta di peso, a seguito di un eccesso di alimentazione, gli adipociti accrescono di numero e volume.

In questo caso la soluzione del problema è abbastanza semplice: una buona dieta associata ad un aumento di attività fisica spostano in negativo il bilancio energetico dell’organismo, normalizzando lo spessore delle adiposità.

La cellulite al contrario risponde meno alle diete; il grasso in questo caso reagisce più a stimoli ormonali che metabolici.

Le reali cause che determinano l’insorgenza della cellulite non sono a tutt’oggi del tutto note, ma molti sono i fattori chiamati in causa.

 

Esistono sicuramente elementi predisponenti di tipo costituzionale e genetico legati alla razza e alla familiarità.

Spesso la predisposizione alla cellulite si trasmette di madre in figlia, esprimendosi come una maggiore sensibilità ormonale e una maggiore fragilità della microcircolazione sanguigna negli arti inferiori.

Fattori determinanti sono invece di tipo ormonale, quali ormoni sessuali, tiroidei e surrenalici.

Gli ormoni sessuali femminili sono stati presi in particolare considerazione come possibili cause della cellulite, tanto più che questa patologia colpisce praticamente solo le donne e non si manifesta prima della pubertà.

In particolare è stato evidenziato che gli estrogeni, ed anche gli estroprogestinici, assunti per periodi lunghi, a scopo anticoncezionale, provocano un rilasciamento della parete muscolare dei vasi sanguigni e un aumento della loro permeabilità, facilitando la fuoriuscita di liquidi e la ritenzione di acqua e sali minerali nei tessuti (edema), caratteristica dei primi stadi di insorgenza della cellulite.

Inoltre tutte le donne lamentano gonfiore e pesantezza (soprattutto alle gambe) in corrispondenza dell’ovulazione e qualche giorno prima dell’inizio delle mestruazioni, esattamente in corrispondenza delle punte massime di secrezione degli estrogeni.

Anche in gravidanza si ha un forte innalzamento di estrogeni (lento fino alla dodicesima settimana più rapido in seguito), che associato all’aumento di peso corporeo, rallenta la circolazione sanguigna e favorisce la trasudazione di liquidi.

Alterazioni della funzionalità surrenalica provocano invece una aumentata disponibilità di glicidi, che, per via indiretta, favoriscono la sintesi di grassi in determinati distretti; mentre l’ipotiroidismo determina un rallentamento del metabolismo degli zuccheri ed una tendenza alla ritenzione idrica.

Numerosi altri fattori esterni possono poi contribuire alla comparsa o all’aggravamento della patologia cellulitica.

Cattive abitudini alimentari, quali l’abuso di alcolici e di sale o il consumo eccessivo di cibi contenenti glicidi, possono favorire l’insorgenza della cellulite, soprattutto in particolari fasi della vita, come la pubertà e la menopausa.

Anche insufficienze digestive e metaboliche possono provocare l’immissione in circolo di sostanze tossiche per le cellule e alterazioni dei vasi del microcircolo sottocutaneo.

Alla alimentazione scorretta, come aggravanti, possono associarsi la eccessiva sedentarietà, il fumo, il mantenere posizioni sbagliate del corpo durante lo studio o il lavoro, e anche l’abitudine di indossare abiti troppo stretti o scarpe scomode.

L’insufficienza venosa e linfatica degli arti inferiori è sicuramente un fattore determinante nel provocare la stasi sanguigna e il conseguente accumulo di liquidi nei tessuti.

Difetti osteo-articolari: iperlordosi lombare, valgismo e piedi piatti, determinano difetti di postura, che si ripercuotono in modo negativo sul funzionamento del circolo venoso.

Infine anche l’assunzione incontrollata di farmaci come tranquillanti, contraccettivi orali ed analgesici può peggiorare la ritenzione idrica.

 

 

Da: Edizioni Planta Medica

FAUSTO MEARELLI (Dottore in Farmacia - Diplomato in Erboristeria)

ANNA GIOGLI Dottoressa in Biologia

 

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